Criptovalute: l'Europa divisa tra pentimento e allarme

Criptovalute: l’Europa divisa tra pentimento e allarme

Di recente, molti esperti della finanza che erano da sempre contrari ai Bitcoin e alle altre criptovalute, stanno iniziando a rivedere le proprie posizioni in merito. Il primo dei pentiti è stato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia.

Le parole di Visco

Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, è intervenuto sulla questione delle criptovalute alla conferenza sul Financial Stability and Regulation. Visco, ha parlato della questione delle criptovalute a trecentosessanta gradi. Ha riconosciuto che gli attuali problemi di questa moneta sono l’alta volatilità e l’elevato consumo di energia richiesto per minarle. Ciononostante, ha affermato che le criptovalute di prima generazione potrebbero subire un’evoluzione. Secondo Visco “crypto-asset stabili, sostenibili e non anonimi, alla fine potrebbero contribuire all’efficienza del sistema dei pagamenti e alla stabilità delle istituzioni finanziarie”.

L’analisi della questione

Le parole di Visco riaprono un dibattito eterno tra sostenitori e oppositori delle criptovalute. In realtà, il terreno di gioco, nel tempo si è spostato. Se prima i detrattori vedevano nelle criptomonete una «bolla», quindi una sorta di truffa in grado di mettere a rischio le finanze dei suoi compratori, ora stanno imparando a capirne le potenzialità. Potrebbe sembrare paradossale che le parole di Visco arrivino proprio quando il Bitcoin sta perdendo valore, ma, in realtà non è così, anzi, paradossalmente è proprio questo a fargli acquisire punti. Come mai? Semplice: il fatto che non vi siano più impennate e cadute rovinose, implica che gli speculatori occasionali, quelli cioè interessati solo a fare soldi sfruttando le grandi oscillazioni di valore, hanno lasciato il posto a chi vede la criptomoneta per quello che è, ovvero una moneta virtuale destinata ad essere usata come merce di scambio in rete e, dunque, con un valore in quanto tale.

Non è un caso che alla stessa conclusione sia giunto il magnate George Soros. Da sempre uno dei più fieri avversari delle monete virtuali, il miliardario ha recentemente affermato che è tempo di investire nei bitcoin. In realtà, Soros aveva già immesso capitale indirettamente nella “creatura” di Satoshi Nakamoto, diventando il terzo azionista di Overstock.com, società di e-commerce che era balzata agli onori della cronaca per essere stata la prima del settore retail ad accettare pagamenti in Bitcoin. La sua apertura verso un investimento diretto, va nella stessa direzione del pensiero di Visco: finita la fase della “corsa all’oro” è tempo di sfruttare bitcoin e altcoin per quello che sono: monete e non beni come alcuni analisti si ostinano a considerarle.

La questione legislativa

Con il passare del tempo l’analisi sul futuro delle criptovalute si è spostato dalla questione bolla a quella di controllo. Ciò vuol dire che, una volta riconosciuto la solidità perlomeno delle criptomonete di vecchia data, ci si domanda come queste possano facilitare l’evolversi del mercato finanziario. E’ chiaro che, da questo punto di vista ci sono ancor due questioni che rimangono irrisolte, ovvero la decentralizzazione e l’anonimato negli scambi. Lo stesso Visco ha sottolineato la questione. La domanda, dunque è: è possibile controllare un sistema nato per non essere controllato?

Sul tema, le potenze del mondo si dividono. In America, il governo federale degli Stati Uniti ha esercitato la sua prerogativa costituzionale di regolamentare la Blockchain, così come fa con le regole finanziarie, perciò ogni Stato è libero di introdurre i propri regolamenti. A giugno 2015, lo Stato di New York è diventato il primo a regolare le società impegnate nel settore delle valute virtuali attraverso un’agenzia statale. Gli altri Stati federali si sono mossi ognuno per conto proprio sulla questione. Nel 2017 In Arizona sono stati legalmente riconosciuti gli smart contracts e in Vermont la blockchain.

L’Europa va alla guerra

Diverso è il caso europeo. La Ue ha più volte lanciato l’allarme per quel che riguardale criptomonete, ma ha anche ammesso che non ha alcun potere per vietarne l’uso. Bruxelles ha però preso posizione su un’iniziativa dell’Estonia che aveva proposto il lancio di una propria criptomoneta nazionale, affermando che non avrebbe permesso a nessun stato membro di introdurre una propria valuta virtuale. La verità è che, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, sono in pochi a vedere i bitcoin e i suoi fratelli come un’opportunità finanziaria. Paesi come Francia e Germania vedono questo genere di mercato come fumo negli occhi e chiedono una regolamentazione «sovranazionale» in merito. Il vero “paradiso delle criptovalute” è la Svizzera, dove si è sviluppata la Crypto Valley Association, un ecosistema no profit sulla tecnologia della crittografia e della blockchain, che ha cominciato a sviluppare un codice di condotta sulle ICO.

Per quel che riguarda l’Italia, a maggio dello scorso anno è stato rilasciato il Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 90 che contiene la IV Direttiva antiriciclaggio, la quale ha conseguenze anche su chi opera con le criptovalute nel nostro paese. Il testo contiene la definizione giuridica di “valuta virtuale” e di “Cambiavalute Virtuali“, oltre a prevedere che questi ultimi ottengano una licenza e l’iscrizione in un registro apposito.

Dunque, qualcosa si muove anche dal punto di vista legislativo. Potrebbe essere il primo passo verso una “convivenza” tra le monete tradizionali e quelle virtuali.

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