Notarchain: I notai nuovi garanti della Blockchain

La nascita della Blockchain ha dato un impulso anche al settore amministrativo. In Italia, la prima associazione a guardare alla nuova tecnologia come ad una nuova opportunità di sviluppo, piuttosto che come un nemico, è stata quella notarile.

A pensarci bene non può essere diversamente. Chi, infatti, meglio dei notai può essere il trait d’union tra il nuovo e il vecchio sistema economico? Il primo passo in tal senso è stato fatto mediante la creazione della Notarchain. Si tratta del primo tentativo di applicazione della Blockchain al mondo notarile. In cosa consiste?

Notarchain: cos’è

La Notarchain è una blockchain nella quale le informazioni non sono gestite da soggetti anonimi, ma dai notai italiani che per legge sono presenti su tutto il territorio nazionale. La differenza con il “libro mastro” delle criptovalute, dunque, è sostanziale. Decade il principio dell’anonimato tanto caro agli investitori virtuali. Rimangono, però, intatte, altre caratteristiche come la velocità e l’assenza di costi per il cittadino fruitore.

La fine dell’anonimato, contrariamene a quanto pensano i “puristi”, porta vantaggi non indifferenti per quel che riguarda le transazioni. Queste diventano, infatti, più sicure, poiché viene fornita non solo la certezza della non modificabilità dei dati inseriti, ma anche un controllo preventivo sull’identità dei soggetti coinvolti, sulla correttezza e completezza dei dati stessi inseriti nella catena. In questo modo vengono evitate possibili truffe.

Le altre innovazioni della Notarchain

La Notarchain non è il solo sistema con cui il mondo notarile si propone nell’universo delle transazioni mediante Blockchain. Recentemente si è tenuta a Milano una “gara di idee”, cui hanno partecipato grandi società come la Microsoft, ma anche startup. Lo scopo era quello di trovare soluzioni che aumentassero la sicurezza del sistema.

Una delle tematiche più complesse è stata quella relativa ai furti e smarrimenti delle criptovalute. Questo avviene perché esistono bug sia nel sistema di archiviazione, ovvero i wallet, sia nei siti exchange. Si è cercato anche di analizzare il problema dello smarrimento della chiave. Se ciò avviene l’utente non ha modo di recuperarla ed è impossibilitato, quindi a firmare la transazione, oltre a perdere tutto il denaro digitale che possiede. La soluzione a questo tipo di problema è l’opzione mulsisig, ovvero affidarsi ad una terza firma che funga da validante tra le due parti.

La seconda grande problematica è quella relativa all’identità dell’utente. Quest’ultimo è rappresentata solo da un codice alfanumerico che assicura sì un alto livello di anonimato ma si pone in contraddizione con le attuali procedure antiriciclaggio.

A questi temi ha risposto una coppia di Stratup, Proofy e Craftain che hanno presentato una opzione destinata a cambiare il mondo delle transazioni. L’idea è quella di creare un’applicazione su blockchain che offra dei servizi che sfruttino le reti pubbliche esistenti per incentivare gli utenti ad associare la propria identità digitale a un “address”. In quest’ottica il notaio fungerebbe da garante degli smart contract, verificando l’identità di chi partecipa alla transazione e la provenienza dei fondi. Il tutto attraverso la creazione di un’applicazione che si incastri con quelle

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