Dalla regolamentazione negli USA al blocco cinese, come comprare Bitcoin nel mondo

Il web dà la possibilità di poter avere Bitcoin a propria disposizione da qualunque parte del mondo. Ovviamente, non essendo le criptovalute una moneta tradizionale, non ci sono standard per il suo acquisto. In particolare, nei diversi continenti ci sono vari modi per entrarne in possesso. Vediamo come poter accedervi negli USA, in Cina e in Africa.

Comprare Bitcoin negli Stati Uniti

Assieme al Giappone e all’Europa, gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati più importanti per quanto riguarda i Bitcoin. È stato imposto, però, che gli investitori residenti negli USA non possono compravendere le criptovalute in exchange che non abbiano la loro sede legale negli Stati Uniti, per salvaguardare le aziende americane. Inoltre, chi investe in criptovalute è soggetto a una tassazione: il commercio di monete digitali è stato, dunque, regolamentato.

Ciò è dovuto principalmente al fatto che il Bitcoin e le altre criptovalute sono state equiparate alle materie prime, pertanto è stato possibile applicare la legislazione finanziaria in vigore. Ovviamente, per avere più sicurezza, è opportuno fare trading di criptovalute su siti che operano anche con valute fiat, in modo tale da essere certi del rispetto di regole.

Comprare Bitcoin in Cina

Fino al 2017, era possibile comprare Bitcoin tranquillamente in Cina e gli scambi che venivano effettuati nella regione orientale rappresentavano una grande fetta delle transazioni mondiali. Da quell’anno, però, la restrizione del governo è stata ingente e ha praticamente precluso qualsiasi genere di attività in questo mondo. Gli exchange hanno chiuso, dovendosi spostare nei paesi vicini e addirittura sono stati bloccati quelli che provavano a fare affari dall’estero. In questo momento, dunque, la Cina rappresenta un paese in cui le criptovalute sono praticamente off limits.

Il governo di Pechino ha attuato questa definitiva rottura verso il mondo delle monete virtuali, visto che il trading sfrenato era diventato una modalità per esportare valuta, mettendo in difficoltà le autorità economiche cinesi. Si pensa, inoltre, che la Cina abbia intenzione di lanciare una propria valuta digitale: con un’infrastruttura commerciale da circa 900 miliardi di euro, il governo di Pechino, con questa mossa, potrebbe proiettarsi come una super potenza economica mondiale.

Comprare Bitcoin in Africa

Particolare la situazione nel continente nero, in quanto c’è un solo exchange di criptovalute chiamato Golix, con sede nello Zimbabwe. Stato in cui, data l’inflazione, è stata praticamente soppressa la moneta locale, affidandosi a valute estere. Riuscendo ad adattarsi alle condizioni politiche ed economiche non facili del paese, Golix si è confermato piattaforma broker per l’intera Africa, riuscendo a rappresentare un’alternativa economica al dissesto economico che ha avuto tutta la zona.

Bitcoin e le altre criptovalute stanno diventando una vera e propria risposta all’inflazione; basti pensare che, oltre allo Zimbabwe, sono nate anche altre piattaforme in Kenya e in Nigeria, rimaste sempre più colpite sia dalla svalutazione della moneta ma anche dalla caduta di quotazione del petrolio. In Kenya è nato un club, con un’iscrizione minima di 70.000 scellini (circa 450 dollari) ai cui iscritti è offerta un’azione di BitClub Network, per cercare di mettere insieme risorse e fare trading. In Nigeria, invece, c’è Tanjalo, piattaforma in cui i residenti del luogo potranno compravendere Bitcoin al prezzo che vogliono.

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